Apple vs Facebook, questione di privacy

Apple vs Facebook, questione di privacy

Da sempre la privacy è una delle questioni più controverse e discusse del settore informatico e dei media, direttamente proporzionale alla velocità con cui i software e le applicazioni si scambiano informazioni, a sua volta legata alla velocità delle reti e degli hardware.

Velocità che aumenta esponenzialmente con lo sviluppo della tecnologia e che porta molti vantaggi alla vita di tutti i giorni, e qualche preoccupazione per l’invasione percepita della nostra privacy.

Innanzitutto, bisogna specificare in cosa consiste il tracciamento e per cosa viene utilizzato dai social network e dalle agenzie media:

Tracking o tracciamento è il termine con cui vengono identificate le nostre attività sul web, quando esprimiamo interesse verso qualcosa o semplicemente visualizziamo un determinato oggetto, ricerchiamo informazioni su un argomento etc, questo dato viene immagazzinato e incrociato con interessi simili al fine di presentarci successivamente argomenti simili.

Contrariamente a quanto si possa pensare questa attività ha per noi dei vantaggi enormi in termini di tempo e fruibilità del web, ci verranno presentati prodotti e notizie di nostro interesse.

Senza questo tracciamento verremmo bombardati di pubblicità e notizie in maniera casuale con l’alta probabilità che non siano di nostro interesse.

Se questo adesso può non pesare sulla nostra esperienza di navigazione, con l’aumentare dei prodotti pubblicizzati, con l’aumentare dei network di informazione faremo sempre più fatica a trovare ciò che ci interessa.

Attenzione, è bene ricordarsi che non abbiamo scelta riguardo il ricevere delle pubblicità, basti pensare che se adesso possiamo leggere un giornale gratuitamente, vedere un video o anche semplicemente interagire attraverso una piattaforma social in maniera gratuita lo dobbiamo solo ed esclusivamente al fatto che accettiamo di ricevere annunci pubblicitari.

CAMBRIDGE ANALITICA E GDPR

2018, lo scandalo di agenzie che scambiavano dati sensibili per denaro ha portato all’introduzione del GDPR, nato per proteggerci dall’invasione della nostra privacy, ma che ha avuto come conseguenza il fatto che attraverso un consenso ora scritto accettiamo in realtà un’invasione maggiore ma consapevole, pena altrimenti il non poter visualizzare certe pagine o argomenti.

APPLE ATT

ATT: APP TRACKING TRASPARENCY

Introdotto con iOS 14, richiede all’ingresso di un’app il consenso ad essere tracciati o meno, attraverso il numero identificativo IDFA.

Apple Privacy vs Facebook

L’utente medio, in questo momento, sta in una percentuale che nell’Usa è al momento rilevante rifiutando questa possibilità, negandone il consenso.

Ma già da fine giugno si sta verificando una leggera inflessione causata con tutta probabilità da un notevole peggioramento della qualità di navigazione, è decisamente molto presto per capire di quali percentuali si parli visto che al momento a test ci sono utenti Apple che hanno aggiornato il software ma nessun organo di controllo, il target è quindi ristretto solo a questo tipo di utenti.

FACEBOOK RISPONDE

AEM: aggregated event measurament

Come in ogni diatriba che si rispetti Facebook per primo è corso ai ripari, prevedendo e ribattendo a Apple con l’AEM.

Da Facebook:

“La misurazione aggregata degli eventi di Facebook è un protocollo che consente la misurazione di eventi web degli utenti di iOS 14. La misurazione aggregata degli eventi limita i domini a 8 eventi di conversione a cui assegnare la priorità per l’ottimizzazione delle conversioni. Non c’è limite al numero di domini che possono essere verificati in un singolo account Business Manager.

Di fatto Facebook avendo un enorme interesse nei confronti della tracciabilità per fini pubblicitari fornisce uno strumento per ottimizzare in ogni caso l’utilizzo del Pixel e consentire agli inserzionisti di chiudere il cerchio intorno all’utente anche in assenza di consenso, seppur in maniera limitata.

Apple invece fornisce ai propri utenti uno strumento decisionale ulteriore.

Facebook riduce inoltre le finestre di attribuzione da 28 a 7 giorni con la seguente dinamica:

  • 7 giorni dal clic e 1 giorno dalla visualizzazione (impostazione predefinita iniziale)
  • 7 giorni dal clic (impostazione predefinita dell’applicazione del prompt)
  • 1 giorno dal clic
  • 1 giorno dal clic e 1 giorno dalla visualizzazione

iOS 15

In arrivo per l’autunno, iOS 15 introduce ulteriori possibilità di riservatezza, come le mail temporanee per l’iscrizione a contenuti web e l’occultamento dell’IP.

Apple ha da sempre a cuore la privacy dei propri utenti e con questi aggiornamenti punta alla consapevolezza, molte App accedono secondo apple a dati di cui l’utente non ha dato l’autorizzazione, in questo modo evita di lasciare allo sviluppatore dell’app il dovere di segnalare una intromissione ma se ne accerta attraverso questi strumenti.

Android 12

Google con Android 12 seguirà la tendenza di Apple prevedendo un pannello di controllo dove gestire la permeabilità delle app nella nostra privacy. Pannello che sarà presente anche in maps e riguarderà quindi anche il posizionamento.

FUTURO DEL DIGITAL MARKETING

Se in parte questi ulteriori strumenti di protezione della privacy cambieranno lo scenario futuro di come il marketer svilupperà e traccerà le campagne e Ads c’è anche da dire che dalla nascita del web la profilazione e il tracking ha subito una enormità di cambiamenti ed affinazioni in varie direzioni, con tutta probabilità quindi ci sarà un adattamento che andrà di pari passo con la presa di coscienza dell’utente, starà quindi ad ognuno di noi scegliere quanto essere trasparenti e quando, ma comunque usufruiremo degli stessi servizi, nella stessa maniera.

Avremo uno strumento che ci consente più facilmente di estraniarci dal web e diventare più trasparenti qualora lo desiderassimo, o più visibili quando questo ci sembrerà più utile.

E anche questa informazione in realtà entrerà a far parte del nostro profilo.

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